Passa ai contenuti principali

Johann Gottlieb Fichte

 

Johann Gottlieb Fichte

Per Fichte il mondo è il risultato dell’attività dell’Io, e l’essere umano realizza pienamente se stesso solo nell’impegno etico e sociale. La libertà non è un dato immediato, ma una conquista che si attua continuamente attraverso l’azione, l’educazione e il perfezionamento. L’idealismo fichtiano, quindi, non si limita a una speculazione astratta, ma diventa un vero e proprio progetto di vita morale, in cui filosofia e prassi si fondono in un’unica direzione: il progresso dell’uomo e della società.

L’idealismo etico di Fichte rappresenta uno sviluppo originale della filosofia idealista, incentrato sul ruolo attivo e creativo dell’Io. Secondo Fichte, infatti, l’Io non è una realtà statica o passiva, ma un processo infinito e creativo, che si articola in tre momenti fondamentali: la tesi, l’antitesi e la sintesi. Nella tesi, l’Io pone se stesso, affermandosi come attività autocreatrice. Ma per poter agire, l’Io ha bisogno di un limite, e quindi nell’antitesi pone il non-Io, cioè tutto ciò che gli si oppone come oggetto o ostacolo indispensabile alla sua attività. Infine, nella sintesi, l’Io oppone al proprio essere infinito il non-Io indivisibile, che si manifesta nei singoli io empirici e finiti, contrapposti alle cose del mondo.

In questo modo, la realtà intera è frutto dell’attività dell’Io: nulla può esistere indipendentemente da esso.

Per questo Fichte afferma che la natura e il mondo non esistono in modo autonomo, ma solo in funzione dell’attività dell’uomo e del suo continuo processo di auto-perfezionamento. L’uomo, quindi, ha come compito fondamentale quello di affermare la propria libertà, e lo può fare solo attraverso l’azione morale. In quest’ottica, la vita pratica ha un primato rispetto alla vita teorica: ciò che conta non è soltanto conoscere il mondo, ma soprattutto trasformarlo e perfezionarlo mediante la propria attività.

Caspar David Friedrich, Mattino in montagna, 1823. Olio su tela, 135 x 170 cm. San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage.

L’uomo è come condannato a un perenne sforzo, ad un inesausto anelito d’Infinito, al tendere verso qualcosa che tuttavia resta sempre incompiuto (Fichte lo chiama streben che in tedesco significa proprio ‘tendere’ o anche ‘stirare’).

La libertà esiste grazie alle limitazioni che la Natura ci impone: l’uomo ha bisogno di un limite per poterlo superare. Come la siepe per Leopardi, che non gli impedisce, anzi lo stimola, a naufragare nell’Infinito e a conquistare un momento di effimera felicità.

L’uomo, inoltre, ha il suo fine nella società, che secondo Fichte deve tendere alla realizzazione di una completa unità tra tutti i suoi membri. Questo obiettivo si raggiunge grazie a due leggi morali fondamentali: in primo luogo, trattare sempre gli altri come fini e mai come semplici mezzi; in secondo luogo, mirare al perfezionamento degli uomini attraverso l’educazione. È chiaro che in questa prospettiva la dimensione comunitaria e sociale dell’esistenza non è secondaria, ma è parte essenziale del progetto etico di Fichte.

Da qui nasce la figura del “dotto”, cioè dell’intellettuale che ha il compito di guidare la società e di promuovere il progresso culturale e morale di tutte le classi sociali. La missione del dotto non è quella di isolarsi o di perseguire un sapere fine a se stesso, ma di mettere le proprie conoscenze al servizio del bene comune, favorendo l’elevazione spirituale e morale dell’intera umanità.

Fichte pensa che Kant sia stato un prigioniero del pensiero dogmatico, un sistema filosofico che non ammette eccezioni.



Grazia Galesso VC





Commenti

Post popolari in questo blog

Alfred Adler e Carl Jung

  Alfred Adler  Alfred Adler è stato uno psicologo e medico austriaco, vissuto tra il 1870 e il 1937, ed è considerato il fondatore della Psicologia Individuale . Inizialmente collaborò con Sigmund Freud , ma in seguito si allontanò dalle sue teorie perché non condivideva l’idea che il comportamento umano fosse determinato soprattutto dagli impulsi sessuali inconsci. La filosofia di Adler si basa sull’idea che ogni individuo sia un’unità unica e indivisibile , in cui mente e corpo sono strettamente collegati. Secondo lui, l’ essere umano non è guidato solo dal passato o dagli istinti, ma soprattutto dagli obiettivi che si pone per il futuro . Questo aspetto rende la sua visione più ottimista rispetto a quella freudiana, perché lascia spazio alla libertà e alla responsabilità personale. Uno dei concetti centrali del suo pensiero è il complesso di inferiorità . Adler sostiene che ogni persona, durante l’infanzia, prova un senso di inferiorità dovuto alla propria fragilità e...

Karl Marx

  Karl Marx Il Capitale, 1867 Karl Marx sviluppa la sua visione rivoluzionaria partendo da una critica alle idee dei filosofi che lo avevano preceduto. Si distacca da Hegel, perché anche se apprezza la sua idea che la storia sia un processo di cambiamento e di lotta tra opposti, rifiuta la visione troppo astratta e lontana dalla realtà concreta. Anche nei confronti di Feuerbach, Marx prende le distanze: riconosce che ha avuto il merito di riportare l’attenzione sull’uomo come essere reale e sensibile, ma lo critica perché non propone un cambiamento pratico della società.  Inoltre, Marx si oppone ai socialisti francesi , che considera borghesi e utopisti, perché le loro idee non si basano su un’analisi scientifica dell’economia . Da qui nasce il suo socialismo scientifico , che vuole studiare la realtà materiale per trasformarla in modo concreto. Nel “Manifesto del partito comunista”, Marx dichiara il suo obiettivo principale: abbattere il dominio della borghesia e creare una s...

Friedrich Shelling

  Friedrich Shelling L'Io come principio assoluto L’idealismo estetico di Schelling parte da un concetto fondamentale: il principio infinito creatore della realtà è l’Assoluto . Esso rappresenta la suprema unità di spirito e natura, di soggetto e oggetto, superando così ogni dualismo che caratterizzava la filosofia precedente. L’Assoluto, infatti, non si può ridurre a una parte sola della realtà, ma è l’insieme armonico che unisce ciò che appare opposto . Secondo Schelling, la filosofia è la vera e propria “scienza dell’Assoluto” e può procedere seguendo due direzioni: la filosofia della natura e la filosofia dello spirito . La prima, partendo dalla natura, che egli definisce come “spirito visibile”, giunge allo spirito. La seconda, invece, parte dallo spirito, la “natura invisibile”, e giunge alla natura. In entrambi i casi, il risultato non cambia: spirito e natura si rivelano come due modalità diverse, ma complementari, di realizzazione e di espressione dell’Assoluto. IL RUOL...