Edmund Husserl è il fondatore della fenomenologia, una corrente filosofica nata all’inizio del Novecento con l’obiettivo di riportare la filosofia a un fondamento rigoroso e di superare la crisi della cultura e della scienza moderna. Secondo Husserl, infatti, la scienza contemporanea ha perso il suo significato umano originario: pur essendo estremamente efficace dal punto di vista tecnico e matematico, non è più in grado di rispondere alle domande fondamentali sull’esistenza e sul senso della vita.
Husserl denuncia che la scienza è diventata una semplice “scienza di fatti”, cioè si limita a descrivere e misurare fenomeni oggettivi senza interrogarsi sul loro significato per l’uomo. La conoscenza scientifica ha costruito una visione astratta e matematica della natura, sovrapponendo modelli ideali all’esperienza concreta vissuta dagli individui. In questo modo si è allontanata dal mondo dell’esperienza quotidiana, cioè dal mondo così come appare alla coscienza.
Per superare questa crisi, Husserl propone di inaugurare una nuova filosofia capace di riscoprire il senso delle cose nel loro rapporto con la soggettività. Questo progetto prende forma nel metodo fenomenologico.
Il metodo fenomenologico si basa sull’epoché, cioè la sospensione del giudizio sull’esistenza oggettiva del mondo. Non significa negare la realtà, ma mettere tra parentesi le convinzioni abituali per osservare come le cose si manifestano alla coscienza. Attraverso questa sospensione è possibile ritrovare la base originaria della conoscenza, che Husserl identifica nella dimensione dell’intenzionalità.
L’intenzionalità indica che la coscienza è sempre coscienza di qualcosa: ogni atto mentale è diretto verso un oggetto. Tra soggetto e oggetto esiste quindi una correlazione fondamentale. Husserl distingue due poli di questa relazione: da una parte la noesi, cioè gli atti della coscienza (percepire, ricordare, immaginare, giudicare), e dall’altra il noema, cioè il modo in cui l’oggetto appare alla coscienza attraverso questi atti.
Il metodo fenomenologico permette così di descrivere il processo attraverso cui le cose acquistano significato nelle diverse stratificazioni dell’esperienza e di mettere in luce le strutture essenziali dei vissuti intenzionali. Questo avviene grazie all’intuizione eidetica, che consente di cogliere le essenze universali dei fenomeni al di là delle singole esperienze particolari.
Attraverso la fenomenologia, Husserl riporta inoltre l’attenzione al “mondo della vita” (Lebenswelt), cioè il mondo pre-scientifico fatto di emozioni, bisogni ed esperienze concrete. In questo mondo il soggetto non è isolato, ma è sempre in relazione con gli altri all’interno di una dimensione intersoggettiva.
In conclusione, la filosofia di Husserl rappresenta un tentativo di rifondare il sapere partendo dall’esperienza vissuta e dalla coscienza, restituendo alla conoscenza il suo significato umano originario e superando la riduzione della realtà a puro oggetto scientifico e matematico.

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