Heidegger è uno dei filosofi più importanti del Novecento e nella sua opera Essere e tempo cerca di capire il significato dell’essere. Per farlo parte dall’uomo, che definisce Dasein, cioè “esserci”. L’uomo non vive separato dal mondo, ma è sempre immerso in una realtà fatta di relazioni, oggetti e significati: per questo Heidegger parla di “essere-nel-mondo”.
L’uomo è “gettato” in una situazione che non ha scelto, ma allo stesso tempo può progettare il proprio futuro. Le cose acquistano significato in base ai progetti e alle interpretazioni umane. Questo continuo processo di interpretazione prende il nome di circolo ermeneutico.
Il modo fondamentale di vivere dell’uomo è la “cura”, cioè il rapporto costante con sé stesso, con gli altri e con il mondo. Heidegger distingue allora tra esistenza inautentica, in cui l’uomo segue la massa senza riflettere, ed esistenza autentica, in cui accetta la propria libertà e il fatto di essere destinato alla morte.
Nella fase successiva del suo pensiero, Heidegger critica la filosofia occidentale e la tecnica moderna. Secondo lui la tecnica trasforma tutto in uno strumento utile e porta al nichilismo, cioè alla perdita del senso profondo dell’essere. Per questo il filosofo dà molta importanza al linguaggio e soprattutto alla poesia, che permette di scoprire nuovi significati e di entrare in contatto con l’essere in modo più autentico.

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