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Marcuse e Benjamin

La scuola di Francoforte Marcuse e Benjamin sono due filosofi legati alla Scuola di Francoforte che analizzano le contraddizioni della società moderna industriale e tecnologica. Marcuse sostiene che la società capitalistica impone agli individui il principio della prestazione, cioè l’obbligo di lavorare continuamente ed essere produttivi. Questo sistema reprime la libertà e il piacere dell’uomo, trasformandolo in un consumatore e lavoratore sempre controllato. Per uscire da questa condizione Marcuse propone tre possibilità: l’arte, che mantiene viva la speranza di una società diversa; l’eros, cioè il desiderio e la creatività che si oppongono all’ordine sociale; e il “Grande rifiuto”, cioè la ribellione contro il sistema capitalistico. Benjamin invece riflette sul rapporto tra storia, arte e tecnica. Secondo lui il passato può aiutare l’uomo a costruire un futuro migliore, perché la memoria delle ingiustizie spinge al cambiamento. Inoltre Benjamin studia l’arte nell’epoca della riprodu...
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Horkheimer e Adorno

Horkheimer e Adorno Horkheimer e Adorno sono due filosofi della Scuola di Francoforte che criticano la società moderna e il modo in cui la razionalità è stata usata nel mondo occidentale. Secondo loro, la ragione e la scienza, nate per liberare l’uomo, sono diventate strumenti di controllo e dominio. Nel libro Eclisse della ragione, Horkheimer afferma che la scienza moderna tende a trattare tutto come un oggetto da usare, trasformando la ragione in uno strumento di repressione invece che di emancipazione. In Dialettica dell’Illuminismo, Horkheimer e Adorno spiegano che il progresso tecnico ed economico ha aumentato la ricchezza materiale, ma non la felicità delle persone. Gli individui sono infatti sottomessi alla logica del profitto e del consumo. Adorno parla anche di “mondo amministrato”, una società in cui tutto è controllato e organizzato. In questo sistema un ruolo importante è svolto dall’industria culturale, cioè dai mezzi di comunicazione di massa, che influenzano il pensiero ...

Max Weber

Max Weber  Max Weber nasce nel 1864 in Germania. Studia diritto, economia e storia e diventa uno dei sociologi più importanti del Novecento. Insegna in varie università tedesche e si interessa soprattutto di politica, religione, economia e società moderna. Muore nel 1920. Weber studia la società moderna cercando di capire il comportamento degli uomini nelle relazioni sociali. Secondo lui la sociologia deve analizzare l’agire sociale, cioè le azioni compiute dagli individui che hanno un significato e che sono rivolte agli altri. Uno degli argomenti più importanti del suo pensiero è la razionalizzazione della società moderna. Con lo sviluppo della scienza, della tecnica e dell’economia, il mondo diventa sempre più organizzato secondo criteri di efficienza, calcolo e utilità. Weber chiama questo fenomeno “disincantamento del mondo”: la realtà perde il suo significato religioso e simbolico e viene spiegata soprattutto in modo razionale e scientifico. Secondo Weber questo processo ha...

Martin Heidegger

Martin Heidegge r Heidegger è uno dei filosofi più importanti del Novecento e nella sua opera Essere e tempo cerca di capire il significato dell’essere. Per farlo parte dall’uomo, che definisce Dasein, cioè “esserci”. L’uomo non vive separato dal mondo, ma è sempre immerso in una realtà fatta di relazioni, oggetti e significati: per questo Heidegger parla di “essere-nel-mondo”. L’uomo è “gettato” in una situazione che non ha scelto, ma allo stesso tempo può progettare il proprio futuro. Le cose acquistano significato in base ai progetti e alle interpretazioni umane. Questo continuo processo di interpretazione prende il nome di circolo ermeneutico. Il modo fondamentale di vivere dell’uomo è la “cura”, cioè il rapporto costante con sé stesso, con gli altri e con il mondo. Heidegger distingue allora tra esistenza inautentica, in cui l’uomo segue la massa senza riflettere, ed esistenza autentica, in cui accetta la propria libertà e il fatto di essere destinato alla morte. Nella fase succes...

Jean-Paul Sartre

Jean-Paul Sartre Jean-Paul Sartre nasce a Parigi nel 1905. Studia filosofia e per alcuni anni insegna nelle scuole. Durante la Seconda guerra mondiale partecipa alla Resistenza francese contro il nazismo. È considerato uno dei più importanti filosofi dell’esistenzialismo del Novecento. Oltre a essere filosofo, scrive romanzi e opere teatrali ed è molto impegnato anche dal punto di vista politico. Nel 1964 riceve il Premio Nobel per la letteratura, ma decide di rifiutarlo. Muore nel 1980. Il pensiero di Sartre si basa soprattutto sull’idea che “l’esistenza precede l’essenza”. Con questa frase vuole dire che l’uomo non nasce con una natura già definita, ma costruisce se stesso attraverso le proprie scelte e le proprie azioni. Per questo ogni persona è completamente libera, ma anche responsabile della propria vita. Sartre distingue poi due modi di essere: l’essere in sé, che riguarda le cose, immobili e prive di coscienza; l’essere per sé, che riguarda invece l’uomo, dotato di cosc...

Edmunf Husserl

  Edmund Husserl Edmund Husserl è il fondatore della fenomenologia, una corrente filosofica nata all’inizio del Novecento con l’obiettivo di riportare la filosofia a un fondamento rigoroso e di superare la crisi della cultura e della scienza moderna. Secondo Husserl, infatti, la scienza contemporanea ha perso il suo significato umano originario: pur essendo estremamente efficace dal punto di vista tecnico e matematico, non è più in grado di rispondere alle domande fondamentali sull’esistenza e sul senso della vita. Husserl denuncia che la scienza è diventata una semplice “scienza di fatti”, cioè si limita a descrivere e misurare fenomeni oggettivi senza interrogarsi sul loro significato per l’uomo. La conoscenza scientifica ha costruito una visione astratta e matematica della natura, sovrapponendo modelli ideali all’esperienza concreta vissuta dagli individui. In questo modo si è allontanata dal mondo dell’esperienza quotidiana, cioè dal mondo così come appare alla coscienza. Per s...

Henri Bergson

   Henri Bergson La filosofia di Henri Bergson si concentra soprattutto sul problema del tempo e della coscienza. Secondo il filosofo, la coscienza coincide con la memoria e rappresenta il modo in cui l’individuo vive interiormente il tempo. Bergson distingue innanzitutto tra due tipi di tempo. Il primo è il tempo della scienza, che è una successione omogenea di istanti. Si tratta di un tempo esteriore, misurabile e spazializzato, cioè ridotto a una serie di momenti separati che possono essere calcolati e quantificati. Questo è il tempo utilizzato dalla scienza e dagli orologi. Il secondo è il tempo della coscienza, che Bergson chiama durata. La durata è un flusso continuo e rappresenta il tempo interiore vissuto dall’individuo. Non è formato da istanti separati, ma da un continuo scorrere di esperienze che si intrecciano tra loro. Per questo motivo è qualitativo e non può essere misurato come il tempo della scienza. All’interno della coscienza, che coincide con la memoria, Be...